Symphonic concerts

www.operaclick.com, 21. March 2026
....In una breve prolusione al concerto, Haenchen ha detto: «Abbiamo un compito: nei prossimi 80 minuti dobbiamo costruire una cattedrale». E così è stato (anche se l’esecuzione è rimasta abbondantemente sotto i 75 minuti), e sarà un po’ un cliché quello di immaginare le sinfonie di Bruckner come certe vertiginose architetture gotiche, ma Haenchen riesce a realizzarne, assieme alla Nederlands Philharmonisch Orkest (davvero in stato di grazia, con archi dal suono vellutato e intenso, legni e soprattutto ottoni elettrizzanti, di uno splendore sonoro), un’interpretazione che è allo stesso tempo maestosa e aerea, sostenuta da un discorso musicale serratissimo.

Tutta la sinfonia nasce, in pratica, dalle trenta battute dell’Adagio introduttivo (ed è l’unica sinfonia di Bruckner ad avere un’introduzione lenta), e tutte le corrispondenze agogiche degli altri movimenti sono perfettamente calibrate da Haenchen con questa parte iniziale. L’Allegro moderato che segue è giustamente dosato nei suoi diversi umori; il secondo movimento, Sehr langsam (forse il più bel tempo lento scritto da Bruckner, che, va ricordato, non ascoltò mai dal vivo questa sinfonia: la prima, nel 1894, in una versione pesantemente rimaneggiata da Franz Schalk, vide l’autore, malato, assente; della sinfonia Bruckner poté ascoltare solo un’esecuzione di una trascrizione per due pianoforti realizzata da Josef Schalk e Franz Zottmann), scorre con lirica serenità in un caleidoscopio di colori.

Con una notevole libertà interpretativa (laddove il testo prevede una pausa di tre semiminime), lo Scherzo segue senza soluzione di continuità l’Adagio, con un effetto davvero sorprendente. La tensione accumulata nei tre movimenti viene rilasciata nel gigantesco finale, la cui costruzione viene magnificamente realizzata e valorizzata.

L’esposizione fugata del primo gruppo tematico è incisiva senza essere prevaricante; il secondo tema è presentato con una liricità e una ricchezza di colori che richiamano il secondo movimento, e la grande doppia fuga centrale assomma libertà di fraseggio e precisione. La perorazione finale, dove il tema del primo movimento risuona sovrapposto a quello del corale, ha una magnificenza sonora davvero travolgente, arricchita da un effetto coreografico davvero insolito, quando due trombe aggiuntive appaiono in cima alle scale che fiancheggiano l’organo della sala grande del Concertgebouw.

Una serata di grande, grandissima musica.

Edoardo Saccenti
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